p 125 .

Paragrafo 3 . Dalla guerra incessante a un equilibrio instabile.

     
Un  cronista ed annalista fiorentino del Quattrocento, Benedetto  Dei,
amante  delle  statistiche e degli elenchi, enumera per  Firenze,  dal
1402 al 1452, la partecipazione a ben tredici guerre. La maggior parte
di  esse  furono combattute contro i Visconti, ma il cronista ricorda,
fra  i  nemici, anche i pisani, i lucchesi, i senesi, i  veneziani,  i
genovesi,  il papa, l'imperatore ed il re di Napoli. Pagine  e  pagine
descrivono i partecipanti alle varie campagne, le forze in  campo,  le
sconfitte  e  le vittorie in una sorta di inesauribile  bollettino  di
guerra.
     La   cronaca   di   Benedetto   Dei   d   perfettamente   l'idea
dell'incessante clima bellico che caratterizz il primo Quattrocento.
     La  pace  di  Lodi, siglata nel 1454 dopo un ennesimo biennio  di
guerra  che  aveva coinvolto tutti gli stati della penisola,  inaugur
per un periodo meno bellicoso.
     I  confini  stabiliti fra i vari stati italiani dopo questa  pace
si   sarebbero  mantenuti  praticamente  inalterati  fino  al   secolo
diciottesimo, definendo la mappa geopolitica dell'Italia moderna.
     Nello  stesso  1454  i maggiori stati italiani  costituirono  una
"lega   italica",   capeggiata  dal  papa,  a  tutela  dell'equilibrio
raggiunto.
     In  realt la pace ed il patto conseguente, stipulati ad un  solo
anno  di  distanza dalla caduta di Costantinopoli e dalla  fine  della
guerra  dei  Cent'anni, rappresentarono un provvisorio  accantonamento
dei   conflitti  interni,  deciso  dai  maggiori  stati  italiani  per
difendersi  dall'espansionismo turco e per  non  offrire  pretesti  di
intervento alla monarchia francese.
     L'equilibrio  sancito con la pace di Lodi e con la  lega  italica
rest   sostanzialmente  intatto  per  circa  quarant'anni,  ma  venne
ripetutamente  minacciato  dalle perduranti  ambizioni  egemoniche  di
alcuni  stati,  legate  spesso a conflitti  interni,  che  originarono
scontri  circoscritti,  ma  rivelatori della  precariet  dell'assetto
politico.
     Nel  complotto che a Milano, nel 1476, organizz l'assassinio  di
Galeazzo   Maria,   succeduto  al  padre  Francesco   Sforza,   furono
sicuramente  coinvolte forze esterne, nemiche degli  Sforza,  i  quali
poterono restare a capo della signoria milanese grazie al sostegno  di
Firenze.
     Intrighi analoghi caratterizzarono la congiura, ordita a  Firenze
nel  1478  dalle  famiglie spodestate dai Medici,  contro  Giuliano  e
Lorenzo,  "cripto-signori" della citt dopo la morte di Piero,  figlio
di  Cosimo il Vecchio. Organizzata dalla famiglia dei Pazzi, essa ebbe
il  sostegno di papa Sisto quarto, che mirava ad ottenere la  signoria
di  Firenze  per  un  proprio nipote. Giuliano venne  assassinato,  ma
Lorenzo, sostenuto da una sollevazione popolare, riusc a mantenere il
potere.  Il pontefice cerc allora di scatenare una guerra  contro  di
lui, alleandosi con il re di Napoli Ferdinando primo d'Aragona.
     Lorenzo, per, raggiunse un accordo con il re di Napoli e,  forte
del  successo  diplomatico e del consenso popolare, consolid  il  suo
dominio  su Firenze. Egli persegu quindi un'abile opera di mediazione
volta a mantenere lo status quo in Italia, tanto che gli fu attribuito
da Niccol Machiavelli il
     
     
     p 126 .
     
     [Cartina  non  riportata: Gli stati regionali  italiani  dopo  la
pace di Lodi (1454)].
     
     soprannome di "ago della bilancia intra i principi italiani".  Il
fatto  che  dopo  la sua morte iniziasse l'inarrestabile  serie  delle
invasioni francesi non dipese tanto dai difetti insiti nella sua opera
mediatrice,  quanto  dalla  maturazione di  un  ben  preciso  processo
storico: la nascita di una potenza internazionale come la Francia.
